ArturA – Arte & naturA

Sostenibilità: cambiare si può

Continua il “Decoro Urbano”: 20 settembre Parco del Labaro, Roma

decoro ultimo

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settembre 16, 2009 Posted by | Eventi/Iniziative | , , , | Lascia un commento

La marcia impazzita dei pinguini di Magellano

di Francesco Paolo Pellegrino

pinguiniQualcosa di anomalo sta succedendo negli ultimi anni in Patagonia, estremo lembo dell’Argentina.
Una delle più grandi colonie al mondo di pinguini, duecento mila coppie, è in pericolo di estinzione.
 I pinguini si muovono in mare per cercare pesci e crostacei di cui nutrirsi, e per questo hanno immagazzinato in memoria, nel corso degli anni, delle rotte oceaniche ricche di cibo.
Negli ultimi decenni, però, il surriscaldamento della temperatura dell’oceano, oltre che l’aumento di barche da pesca, ha contribuito notevolmente alla diminuzione di calamari e acciughe, vere prelibatezze per i pinguini.
E’ cosi che gli ovipari perdono la strada e per cercare cibo arrivano sino alle coste del Brasile, in prossimità di San Paolo, ma poi non riescono più a tornare indietro perché perdono la strada.
Sempre più grande è il numero dei pinguini che arrivano sulle coste brasiliane e nel 2008 si è registrato un numero di seicento unità.
C’è da dire che la perdita di rotta dei pinguini è un fenomeno naturale  che si è sempre registrato, e che contribuiva alla selezione naturale della specie, ma ultimamente si è osservato un notevole aumento degli esemplari dispersi ed in grave stato di salute.
I pinguini recuperati in Brasile, come osserva l’oceanografo Hugo Gallo Neto, presentano nel proprio stomaco materiali non digeribili come plastica, mozziconi di sigarette, carta.
Alcuni esemplari vengono curati e rimessi in forma, liberati in punti adatti dell’oceano in modo da permettere loro di sfruttare la corrente per tornare a casa, non tutti però ce la fanno.
Come osserva giustamente la studiosa statunitense P. Dee Boersma i pinguini sono animali molto intelligenti, estremamente fedeli al partner e con un forte attaccamento ai i figli e al proprio gruppo, capaci di morire pur di difendere uno di loro, insomma un esempio anche per l’uomo contemporaneo.

maggio 22, 2009 Posted by | ANIMALI | , , , | Lascia un commento

I-phone tutto quello che non ci dicono…

L’I-phone appena uscito sul mercato italiano, a dire la verità, sembra proprio un bel telefonino. Super tecnologico con una serie di funzioni che vanno da internet alle mappe interattive fino alla cara “vecchia” (ormai) telefonata! Una grafica strabiliante ed una linea di design molto seducente.

Il costo del cellulare non è alla portata di tutti…ma d’altra parte è una novità e sappiamo bene che all’inizio tutto è più caro. Però siamo proprio sicuri che sia tutto così “bello”?

A leggere l’articolo che vi segnaliamo sembra proprio di no… Tutto ovviamente è contestabile però avere maggiore consapevolezza di quello che facciamo è secondo noi sempre un motivo di crescita.

Giudicate voi…  (dal settimanale Vita del 15 luglio, http://www.vita.it)

È Il “gioiello” della Apple viene assemblato in una fabbrica-fortezza cinese. Dovesi lavora 60 ore per 75 dollari alla settimana. E anche sul resto della catena produttiva c’è mistero. La casa di Cupertino, incassa e tace… di Christian Benna (dal settimanale Vita del 15 luglio, http://www.vita.it)
IL MODELLO CHE NON TIENE PIÙ

Altro che video chiamate,surfate sul web e scaricaremusica sul telefonino. Ad iPhone City non c’è neppure il tempo per fare uno squillo a casa. Sgobbando 15 ore al dì, risultapersino complicato consumare i pasti decentemente e schiacciare in pace un pisolino in dormitorio, in compagnia di centinaia di persone. Tanto più che con i 50 dollari raggranellati in busta paga a fine mese ci vorrebbe quasi un anno di salario per mettersi in tasca l’ultimo gioiello di casa Apple. Abbonamento escluso, iTunes sigillato. Perché campano grosso modo così i 270mila abitanti-lavoratori di Longhua, fabbrica-fortezza nel cuore produttivo della Cina (a Shenzen) di proprietà della Hon Hai Precision Industry, multinazionale di Taiwan che vanta più di 20 insediamenti in tutto l’Oriente. Lì si sfornano le punte di diamante dell’elettronica di ultima generazione, designed by Apple, ma anche i pc di Dell, le Play Station della Sony le stampanti di Hewlett Packard, i cellulari di Motorola e Nokia. Più di mille guardie di sicurezza tengono lontani da occhi indiscreti il tesoro – quotato alla Borsa di Taiwan – di Terry Gou, il grande capo e fondatore della società, del valore di circa 40 miliardi di dollari di fatturato (10 in più di Apple), tutti esportati all’estero per la gioia – non sempre low cost – dei consumatori occidentali. A Longhua, Apple ha messo su la sua seconda casa: iPod e iPhone vengono prodotti e assemblati qui. Ultimo anello di una lunga catena, fatta di mille componenti, ancora impossibile
da ricostruire nel dettaglio. Ma tanto è bastato per far inghiottire la “Mela” dalla tentazione del profitto a tutti i costi, dal baco della violazione dei diritti umani. Nel 2006 la multinazionale di Cupertino è stata pizzicata per la prima volta. Un reporter britannico del Daily Mail è riuscito a intrufolarsi nella città e a farsi consegnare testimonianze di prima mano e fotografie sulle condizioni di igiene nei A dormitori e sul luogo di lavoro. Uno scandalo in prima pagina che ha subito fatto il giro del mondo.
Come era accaduto per Nike, dopo la scoperta di minori che cucivano le sue scarpe griffata in miseri capannoni cinesi, l’episodio ha acceso lo spirito di Social Responsability dei piani alti della multinazionale. Beccata in flagrante, l’immagine soft di Apple è finita in palese contraddizione con il «Think different» degli spot pacifisti con John Lennon e Gandhi. Gli investigatori spediti in fretta e furia da Cupertino hanno riscontrato le violazioni dei più elementari diritti umani, almeno per un terzo dei lavoratori l’attività superava le 60 ore settimanali. La paga effettiva era di 75 dollari, 25 in più rispetto alla denuncia del giornale inglese. Il motto del Codice di condotta per i fornitori è stato riscritto a lettere cubitali («Apple non tollera questo genere di comportamenti»), minacciando severi provvedimenti. L’audit annuale però ha cambiato poco o nulla. Perché a differenza di Nike, che si è sforzata di raccontare, sito per sito, che cosa succede sotto il tetto dei fornitori, la riconversione Apple resta appesa alle buone intenzioni. Di tracciabilità della supply
chain c’è poco o nulla, nero su bianco ci sono solo i risultati dei controlli su non specificati siti produttivi. Sul resto della filiera vige ancora un enorme mistero. L’improvvisa notorietà ha costretto però Terry Gou a fare un passo indietro. Da qualche mese, dopo l’ennesima incursione dei reporter (questa volta cinesi, subito messi alla sbarra con una richiesta di danni milionari), mr. Gou ha lasciato uno spiraglio aperto all’associazionismo sindacale. Ha poi incontrato la stampa internazionale, il Wall Street Journal, e ha mostrato i progressi del suo compound da 7 km quadrati, dove ora sono allestite anche strutture di svago (fitness, ristoranti, un ospedale). Il bilancio sociale della Hon Hanoi per ora è solo un’insegna luminosa sul sito. Ma di questo passo rischia di sorpassare Steve Jobs anche sulla Csr.

agosto 7, 2008 Posted by | ambiente ecologia, stili di vita | , , , | Lascia un commento

L’assurdo ritorno del commercio dell’avorio…

Fonte ANSA – GINEVRA – La Cina potrebbe ottenere l’autorizzazione internazionale ad importare avorio. Riunito a Ginevra, un comitato internazionale dovra’ infatti pronunciarsi sulla domanda in tal senso di Pechino. Ma per alcune organizzazioni non governative consentire alla Cina di importare avorio rischia di favorire l’uccisione di elefanti ed il traffico illegale d’avorio. In sessione fino a venerdi’ prossimo, il Comitato permanente della Convenzione internazionale sul commercio internazionale delle Specie di fauna e flora in via di estinzione (Cites) dovra’ inoltre pronunciarsi su temi quali gli allevamenti di tigre, il commercio di mogano e il bracconaggio di rinoceronti, precisa un comunicato.La Cites ha vietato il commercio internazionale di avorio nel 1989. Poi nel 1997, riconoscendo che alcune popolazioni di elefanti dell’Africa australe erano gestite in modo sano, ha autorizzato Botswana, Namibia e Zimbabwe a procedere ad un’unica vendita al Giappone di uno stock di 50 tonnellate d’avorio di zanne d’elefanti deceduti per cause naturali. Nel 2002, la Cites aveva accettato il principio di una nuova vendita ed in base ad accordo raggiunto nel 2007 Botswana, Namibia, Sudafrica e Zimbabwe sono stati autorizzati a vendere gli stock governativi d’avorio per un totale di 108 tonnelate.L’avorio non e’ ancora stato venduto, i Paesi hanno infatti preferito aspettare l’arrivo sul mercato della Cina. Le verifiche della Cites – afferma il comunicato – hanno stabilito che i controlli in Cina benche’ non perfetti hanno raggiunto gli standard richiesti dalla Cites per questa vendita d’avorio. La domanda della Cina ad importare avorio potrebbe quindi essere approvata dal comitato. La Cites e’ stata sottoscritta da 173 Paesi. Il Comitato permanente della Cites e’ composto da esperti governativi. (ANSA).
15/07/2008

luglio 15, 2008 Posted by | ambiente ecologia, ANIMALI | , , , , | Lascia un commento

CASA DA ARTISTA

foto di Masao Yamamoto

dal corriere della sera (atcasa.corriere.it)

Tango è a nord di Kyoto, affacciato sul mare che separa il Giappone dalla Cina, ed è conosciuto per la stagione rigida, le grandi nevicate e la corrente fredda del suo mare.

Ma questa piccola città è nota soprattutto per la produzione del tessuto di seta, una fama che deriva dai tempi in cui Kyoto era la capitale, nonché la città più elegante del Giappone.Artista e tessitore di kimono,Tsutsumi vive qui ma è originario di Kyushu, un’isola a sud del Paese.

Ha studiato pittura a Tokyo e si è trasferito a Tango più di vent’anni fa, da studente universitario. Per tingere il tessuto bianco di seta (“chirimen”) con cui crea preziosi kimono, questo artista setaccia i boschi in cerca di foglie, cortecce e radici da cui estrae i pigmenti, poi tesse i fili su un vecchio telaio con l’aiuto della moglie Kaori. Tsutsumi e Kaori vivono in una casa di legno che un tempo era un dormitorio per le dipendenti femminili di un’industria tessile, risistemata da loro in un anno di intenso lavoro, utilizzando materiali di recupero.

Tsutsumi ama molto il senso del termine giapponese “mottainai”, traducibile come “perdere il vero carattere delle cose”. Una parola oggi usata soprattutto dagli anziani, quando si lamentano perché viene buttata la carta da imballaggio senza neanche riflettere sulla possibilità del suo riutilizzo.

«Nell’arco degli anni, soprattutto quando il Giappone ha iniziato a crescere economicamente, il senso di “mottainai” è stato frainteso e collegato ai concetti di povertà o di tirchieria. Il vero significato è rispettare la vita di ogni cosa, accompagnarla fino alla fine della sua esistenza finché scompaia la sua sostanza », spiega Tsutsumi, che applica anche alla sua arte questo prezioso insegnamento.

Quando i suoi kimono esauriscono l’uso di indumento, diventano copriletto, poi fodera di cuscino e infine straccio. Quando la trama è consunta, lui la disfa e ne riutilizza il filo per un nuovo tessuto.

Questa coppia di artisti-artigiani ama il luogo dove può sentire il messaggio della natura e ha un grande rispetto dei materiali che respirano, come il legno, la terra e la carta. «Siamo riusciti a organizzare uno spazio piccolo in maniera molto flessibile. Ci siamo ispirati alle case “machiya” (le tipiche abitazioni a schiera strette e lunghe della Kyoto del 1700) e abbiamo utilizzato i divisori tradizionali “shoji”», le porte scorrevoli con telaio di legno e ante di carta bianca traslucida.

luglio 11, 2008 Posted by | architettura sostenibile, Arte, Casa "Verde" | , , , | Lascia un commento

Atika, la prima casa interamente ecosostenibile a Roma

di Francesco Paolo Pellegrino

Nei pressi dell’auditorium parco della musica è stato installato per la prima volta a Roma un modello di casa intelligente ad alto risparmio energetico.

Il suo nome è Atika ed è stato progettato da Velux, azienda leader nel settore dei serramenti per tetti, e sponsorizzato da Roma Energia.

L’obiettivo del prototipo è quello di fornire un alto comfort abitativo coniugato ad un bassissimo uso di risorse energetiche, addirittura meno del 75% rispetto ad un’abitazione normale.

Il progetto della casa ricalca quello della domus romana, casa mediterranea per eccellenza.

Gli spazi interni, infatti, sono introversi, cioè affacciano su di un patio centrale, che divide la zona giorno dalla zona notte.

La copertura è costituita da un insieme di falde a diversa inclinazione, in modo da catturare e filtrare la luce in base alle ore del giorno ed alle stagioni, mentre i vetri sono schermati in modo tale da impedire il surriscaldamento solare d’estate e potenziare l’isolamento durante l’inverno.

Sul tetto sono installati dei collettori solari in modo da produrre acqua calda sanitaria e riscaldamento.

Colpisce inoltre l’estrema flessibilità degli ambienti che possono essere aperti completamente oppure chiusi a seconda delle condizioni climatiche esterne.

Se si pensa ad un’abitazione ad alto risparmio energetico come a qualcosa di scomodo e sgraziato visitando Atika si cambia subito idea.

Gli interni sono di una eleganza minimale, gli arredi progettati sin nel minimo dettaglio, il colore bianco delle pareti è spezzato soltanto dal grigio del pavimento e dal verde dei tappeti, mentre l’uso di lampade da terra, posizionate negli angoli, rende l’illuminazione artificiale soffusa e calda.

giugno 30, 2008 Posted by | architettura sostenibile, Casa "Verde" | , , , , , , | Lascia un commento

DA GAZOMETRO SOLARE PER IL CAMPIDOGLIO

fonte Ansa

ROMA – Il palazzo senatorio e il Campidoglio saranno presto alimentati con energia solare da un edificio che fa parte della storia energetica di Roma: il gazometro. Il progetto ”Campidoglio rinnovabile”, nato dall’Enea e dall’agenzia Roma Energia, e’ stato raccolto dall’assessorato all’Urbanistica di Roma. Il progetto prevede l’installazione degli impianti fotovoltaici sui quattro gazometri dell’area dell’Ostiense che serviranno a fornire energia agli uffici del comune. ”Sono fiducioso che i tempi siano brevi”, e’ la previsione dell’assessore all’Urbanistica Roberto Morassut, intervenuto al convegno ”Risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili del centro storico”, dove il progetto e’ stato presentato, sulle tempistiche della realizzazione. ”Per fare questo – aggiunge Morassut – e’ necessario concludere un processo di concertazione con Italgas ed Eni per la bonifica dell’aria. E’ in corso con Italgas un tavolo di discussione che spero, nel 2008, ci consenta di risolvere il destino di questi otto ettari di area”. Quello della riconversione del gazometro non e’ l’unico progetto che riguarda l’area di Testaccio, Ostiense e Marconi, ”aree di grandi sperimentazioni energetiche”, ha detto l’assessore. All’ex mattatoio si sta sperimentando un sistema di alimentazione energetica, in questo caso tradizionale, che pero’ riesce ad apportare buon risparmio energetico. (ANSA).

gennaio 8, 2008 Posted by | architettura sostenibile | , , | Lascia un commento

CERCASI VOLONTARI!!

Ciao cerchiamo volontari: si persone disposte a darsi da fare per migliorare il loro stile di vita in senso ecologico!

Essere sostenibili non è facile. Ci sono momenti di sconforto, di delusione. Momenti in cui sembra di lottare contro “il mondo”.

Magari insieme ci possiamo provare. Per esempio raccontandoci cosa facciamo…e scambiandoci qualche utile consiglio!

Cominciamo che ne dite?

gennaio 7, 2008 Posted by | Attivati, stili di vita | , , , , | Lascia un commento

Pensieri sul nostro rapporto con la natura

“Poichè siamo la causa dei nostri problemi ambientali, siamo noi che li controlliamo, e possiamo scegliere se continuare a causarli o cominciare a risolverli”.

Jared Diamond, biogeografo, premio Pulizer, esploratore incaricato National Geographic

dicembre 30, 2007 Posted by | Cultura | , , | Lascia un commento

UN ANNO VISSUTO ECOLOGICAMENTE

LA VITA RIDOTTA ALL’OSSO!

Titolo: La vita ridotta all’osso
Autore: Leo Hickman
Casa editrice: Ponte alle grazie

Un anno vissuto ecologicamente senza carta igenica e con i vermi allevati amorevolemnte in casa perchè mangino la spazzatura! Un libro-diario in Inghilterra in cui Leo Hickman, giornalista ecologista del Guardian mette alla prova se stesso e la sua famiglia per rispondere a molti interrogativi “verdi”.
Cosa significa “consumo critico”? Si può vivere solo di prodotti a impatto zero? Meglio fare a meno della lavastoviglie, o lavando a mano si fanno addirittura più danni? Fino a che punto certi precetti sono validi?
Già un successo nei paesi anglosassoni per l’ironia con la quale racconta buona volontà e delusioni, stanchezze e tentativi di chi vorrebbe vivere “green” ma da anni è abiutato alle comodità e prelibatezze esotiche.Vite ecologiche che ben presto diventano etiche. L’Italia è ancora idietro rispetto a queste esperienze. Anche perchè, per adesso, produciamo rifiuti a gogò – 533 chili a testa all’anno – consumiamo più acqua di tutti gli europei (duecento litri al giorno a persona). E col riscaldamento..meglio lasciar perdere… Ma le cose stanno migliorando. Quindi diamoci da fare!

maggio 17, 2007 Posted by | ambiente ecologia, Cultura | , , | 1 commento