ArturA – Arte & naturA

Sostenibilità: cambiare si può

Heather Yarrow e la bella addormentata di Londra

di Francesco Paolo Pellegrino

Una siepe può diventare una figura di donna immersa in un parco incantato? Per Heater Yarrow, eco artista londinese ed ecologista, pare proprio di si.

Infatti al Chelsea Flower Show di Londra, una esposizione di arte del giardinaggio nata nel 1862 e tenutasi di recente, la designer, coadiuvata anche dalla sua collega Marney Hall, ha presentato una scultura verde rappresentante una donna adagiata su di un prato.

Lo scopo dell’artista è stato quello di creare un esperienza sensoriale completa che cattura la vista, l’olfatto e la psiche trasportando il fruitore in una dimensione di “sogno” in cui ci si alleggerisce dello stress della metropoli e si respira ossigeno e profumo di fiori.

Ancora una volta l’arte diventa veicolo per stili di vita più sostenibili e messaggio di istanze ecologiste.

luglio 29, 2008 Posted by | ambiente ecologia, Arte | , , , , | Lascia un commento

CASA DA ARTISTA

foto di Masao Yamamoto

dal corriere della sera (atcasa.corriere.it)

Tango è a nord di Kyoto, affacciato sul mare che separa il Giappone dalla Cina, ed è conosciuto per la stagione rigida, le grandi nevicate e la corrente fredda del suo mare.

Ma questa piccola città è nota soprattutto per la produzione del tessuto di seta, una fama che deriva dai tempi in cui Kyoto era la capitale, nonché la città più elegante del Giappone.Artista e tessitore di kimono,Tsutsumi vive qui ma è originario di Kyushu, un’isola a sud del Paese.

Ha studiato pittura a Tokyo e si è trasferito a Tango più di vent’anni fa, da studente universitario. Per tingere il tessuto bianco di seta (“chirimen”) con cui crea preziosi kimono, questo artista setaccia i boschi in cerca di foglie, cortecce e radici da cui estrae i pigmenti, poi tesse i fili su un vecchio telaio con l’aiuto della moglie Kaori. Tsutsumi e Kaori vivono in una casa di legno che un tempo era un dormitorio per le dipendenti femminili di un’industria tessile, risistemata da loro in un anno di intenso lavoro, utilizzando materiali di recupero.

Tsutsumi ama molto il senso del termine giapponese “mottainai”, traducibile come “perdere il vero carattere delle cose”. Una parola oggi usata soprattutto dagli anziani, quando si lamentano perché viene buttata la carta da imballaggio senza neanche riflettere sulla possibilità del suo riutilizzo.

«Nell’arco degli anni, soprattutto quando il Giappone ha iniziato a crescere economicamente, il senso di “mottainai” è stato frainteso e collegato ai concetti di povertà o di tirchieria. Il vero significato è rispettare la vita di ogni cosa, accompagnarla fino alla fine della sua esistenza finché scompaia la sua sostanza », spiega Tsutsumi, che applica anche alla sua arte questo prezioso insegnamento.

Quando i suoi kimono esauriscono l’uso di indumento, diventano copriletto, poi fodera di cuscino e infine straccio. Quando la trama è consunta, lui la disfa e ne riutilizza il filo per un nuovo tessuto.

Questa coppia di artisti-artigiani ama il luogo dove può sentire il messaggio della natura e ha un grande rispetto dei materiali che respirano, come il legno, la terra e la carta. «Siamo riusciti a organizzare uno spazio piccolo in maniera molto flessibile. Ci siamo ispirati alle case “machiya” (le tipiche abitazioni a schiera strette e lunghe della Kyoto del 1700) e abbiamo utilizzato i divisori tradizionali “shoji”», le porte scorrevoli con telaio di legno e ante di carta bianca traslucida.

luglio 11, 2008 Posted by | architettura sostenibile, Arte, Casa "Verde" | , , , | Lascia un commento

TRASH PEOPLE A ROMA

di Francesco Paolo Pellegrino

Nel mese di marzo, dal 21 al 29, sono approdati a Roma i Trash People, l’esercito di spazzatura creato dall’artista tedesco Ha Schult, uno dei maggiori esponenti dell’ Action Art. Molti romani hanno improvvisamente visto Piazza del Popolo invasa da 1000 statue alte un metro e ottanta create con materiali di scarto industriale e rifiuti urbani e, forse, hanno cominciato a riflettere sulla problematica dei rifiuti prodotti dalla società contemporanea.

L’assioma dell’artista è questo: produciamo spazzatura e, quindi, siamo spazzatura.
Queste statue, infatti, conservano la fisionomia umana, ma la materia che le compone è il rifiuto dell’uomo.
Il messaggio è chiaro e quanto mai attuale: bisogna smettere di vedere il rifiuto, la spazzatura come un problema altro da noi, come una busta piena di scarti messa in fretta nel cassonetto sotto casa.
Il rifiuto siamo noi stessi, è un nostro “prodotto” con il quale dobbiamo finalmente fare i conti.
Ovviamente a questo significato più profondo se ne può associare anche un altro e, cioè, che attraverso il riciclaggio si può riutilizzare la materia e dargli una nuova vita, una nuova forma anche di tipo artistico.
L’oggetto, quindi, non ha solo una vita, non deve essere “usa e getta”, ma può esplicare la sua utilità in diversi modi ed attraverso diverse vite.
L’allestimento, oltre ad essere portatore di un chiaro messaggio ambientalista, è stato, indubbiamente, anche di grosso impatto visivo. Le statue sono state illuminate in maniera suggestiva di sera, mentre nelle prime ore del mattino il colpo d’occhio dato dall’insieme è risultato molto incisivo.
Roma, peraltro, è una delle ultime tappe di un viaggio cominciato nel 1996 nell’anfiteatro dell’isola greca di Zante, proseguito alla Dèfense di Parigi, poi sulla Grande Muraglia in Cina, nella Piazza Rossa a Mosca ed in altri luoghi di prestigio, fino ad approdare in Antartide nel 2008.
La speranza è che i luoghi toccati da quest’esercito di rifiuti non restino più gli stessi, ma catalizzino su di loro l’urgenza del messaggio ambientalista.

aprile 28, 2007 Posted by | Arte, Rifiuti | , , , | Lascia un commento