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Sostenibilità: cambiare si può

Al Parco del Pineto il 14 giugno, continuano le giornate del Decoro Urbano!

decoro

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giugno 11, 2009 Posted by | ambiente ecologia, Eventi/Iniziative | , , , | Lascia un commento

IL MITICO SNACK MARS E’ DIVENTATO EQUO E SOSTENIBILE..

Shapiro, ex agricoltore, è confluito con la sua azienda nella multinazionale convincendola a garantire i coltivatori del Terzo Mondo e la qualità del prodotto


FONTE REPUBBLICA 8 maggio 2009 articolo di ENRICO FRANCESCHINI

marsLONDRA – Qualcuno la chiama Barbabianca, come se fosse una versione positiva e bonaria dei vari Barbablù e Barbanera delle fiabe. Qualcun altro lo scambia per un santone indiano, un istruttore di yoga o semplicemente un ex hippy che crede ancora di essere negli anni Sessanta. L’ultima definizione è parzialmente azzeccata: perché Howard-Yana Shapiro, americano di 61 anni, è davvero un ex figlio dei fiori, un “radical”, come si dice negli Usa, un ex contestatore, come diremmo noi, che non ha perso la voglia di lottare per un mondo migliore. Ma non vive più negli anni Sessanta. E ha capito che negli anni Duemila le lotte per migliorare il mondo si combattono in un altro modo.

Due decenni or sono, Shapiro ha fondato “Seeds for change” (Semi per il cambiamento), una piccola azienda di produzione e informazione su cibo organico, agricoltura sostenibile, difesa dell’ambiente. Vendevano sementi per l’agricoltura biologica. Gli affari andavano bene, la ditta è cresciuta, il fondatore era contento. Poi, un giorno del 1997, arrivò un’offerta inattesa: la Mars, gigante dell’alimentazione mondiale, la compagnia nota per le barrette di cioccolato al caramello dallo stesso nome e per un’infinità di altri prodotti, voleva acquistare “Seeds for change”. Continua a leggere

maggio 8, 2009 Posted by | ambiente ecologia, Equo & Eco | | 1 commento

PRIMO MAGGIO, SOSTENIBILE!

chitarraverdeLa musica deve comunicare comportamenti responsabili e sostenibili”
di CRISTINA NADOTTI da REPUBBLICA.IT

Nel parco di Monserrato, teatro di tante proteste ecologiste, uno spettacolo alimentato esclusivamente da pannelli fotovoltaici

Un parco cittadino storico per le proteste ambientaliste, una regione che si sente minacciata dal ritorno delle centrali nucleari: in Sardegna la musica del Primo maggio sceglie l’energia pulita. Con un’inziativa che ha pochi precedenti in Italia e nessuno nell’isola, sono stati solo i pannelli fotovoltaici ad alimentare altoparlanti, mixer, strumenti e luci del palco sul quale, oggi a Sassari dalle 15 alle 18, si è tenuto il concerto per la Festa dei lavoratori, uno spettacolo che si è caricato di valori simbolici in un momento difficile per l’isola.
I sindacati valutano il tasso di disoccupazione intorno al 24 per cento, gli interventi del governo per le opere pubbliche hanno ignorato la Sardegna e anche il trasferimento del G8 da La Maddalena a L’Aquila ha lasciato l’amaro in bocca a chi sperava in un’occasione di rilancio economico. “Si è di fronte a un vero e proprio dramma sociale, che ha profonde e decisive ripercussioni su tutti gli aspetti della vita economica, sociale e istituzionale della Sardegna”, ha detto ieri il segretario regionale della Cisl, Mario Medde, nel parlare della situazione dell’isola. “Ecco perché le manifestazioni del Primo maggio non possono ridursi solo a una celebrazione, ma devono servire a proporre idee e soluzioni”, hanno commentato gli organizzatori del concerto a energia pulita.

“Il concerto ha voluto dimostrare che eventi di solito ‘grandi consumatori’ di energia possano essere realizzati con il minimo impatto per l’ambiente – spiega Gianluigi Dettori, direttore artistico e promotore della manifestazione – il linguaggio musicale, soprattutto in occasioni come questa del Primo maggio, deve diventare un mezzo per comunicare comportamenti responsabili e sostenibili. Sassari e la Sardegna, a dispetto della loro marginalità geografica, hanno una vivacità culturale ed artistica che le caratterizza come luogo di sperimentazione: il concerto è servito come esempio di utilizzo e promozione delle energie rinnovabili in campo artistico-culturale”.

“I pannelli fotovoltaici non sono serviti soltanto ad alimentare il concerto – sottolinea Dettori – ma sono stati protagonisti sul palco insieme agli artisti. Non hanno fornito soltanto alimentazione elettrica, sono stati catalizzatori e propulsori per pensare in modo diverso, anche nel fare musica”.

Sassari non ha smentito la sua fama di città curiosa: fin dall’ora di pranzo la gente ha affollato il parco, concedendosi un pic nic prima di assistere al concerto. In una giornata di sole splendente, la manifestazione di Monserrato è riuscita a battere anche la concorrenza delle spiagge e la tradizione per la quale proprio il Primo maggio si inaugura la stagione dei bagni. C’era tanta gente sotto il palco, su cui spiccavano i pannelli solari, circa trecento persone di tutte le età che con la loro presenza hanno confermato anche l’importanza della cornice dell’evento.

Il luogo scelto per il concerto ha infatti una storia in fatto di battaglie per l’ambiente. Il Parco di Monserrato è una delle poche aree verdi di Sassari, una tenuta di grande valore naturalistico e architettonico per la varietà di piante e per gli stili degli edifici che ospita. Dal secondo Dopoguerra fino agli anni Novanta, quando si cominciò a parlare del suo restauro, il parco fu lasciato in stato di semiabbandono, ma fu teatro, specie negli anni ’70, di battaglie per la sua apertura ai cittadini.

“Il concerto è stato completamente alimentato da pannelli fotovoltaici di ultima generazione ad emissione zero – spiega Dettori – non possiamo fregiarci, per questa prima edizione, dell’etichetta di concerto a totale impatto zero, ma di fatto le emissioni provenienti dai camion per il trasporto degli strumenti sono state azzerate dall’energia pulita che abbiamo regalato alla rete cittadina. I pannelli hanno prodotto infatti più di quanto abbiamo consumato”.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione Libera X, è iniziata alle 15 e ha visto l’esibizione di tre gruppi di generi diversi, accompagnati da una serie di letture sui temi dello sviluppo sostenibile. Ad aprire il concerto sono stati gli A 58, formazione elettro-jazz-rock progressive o, come si autodefiniscono ‘progetto di musica elettronica soggetto a continui cambiamenti, mutamenti di forma e sostanza!’. Il gruppo è un riuscito incontro tra sonorità dell’area progressive, suggestioni tra Kraftwerk e Portishead e richiami trip-hop. Poi è stata la volta del pugliese Sandro Corsi, vero “one man band” del blues italiano, che ha presentato il suo ultimo lavoro “Rolling my Life”, viaggio musicale lungo la vita e le emozioni con voce, slide guitar, armonica, banjo e percussioni. Corsi è anche autore delle musiche del film ‘Focaccia Blues’ diretto da Nico Cirasola con Dante Marmone, Renzo Arbore e di Lino Banfi uscito nelle sale in questi giorni. Per chiudere jazz e improvvisazione free, filo conduttore delle musiche del quartetto Favata-Peghin-Dettori-Baldinu. Il sassofonista Enzo Favata, uno tra i più attivi e conosciuti musicisti sardi nel panorama italiano e internazionale, con il chitarrista eclettico Marcello Peghin, il bassista free-funky Gianluigi Dettori e il batterista d’avanguardia Antonio Baldinu ha dato vita a un progetto musicale che si è spinto nei territori della sperimentazione. Le musiche di diversa provenienza geografica e le esperienze artistiche dei quattro musicisti sardi si sono incontrate in un affresco sonoro contemporaneo.

(1 maggio 2009) FONTE: Repubblica.it

maggio 2, 2009 Posted by | ambiente ecologia, Cultura | | Lascia un commento

Telefonini difficili da smaltire

maggio 1, 2009 Posted by | ambiente ecologia, Rifiuti | , , | Lascia un commento

Energie Rinnovabili: per saperne di più

pannelli-solari1 di Francesco Paolo Pellegrino

 

Dal primo luglio 2007 c’è stata la liberalizzazione del mercato italiano dell’energia elettrica, cioè si è data la possibilità ai cittadini di stipulare un contratto con un operatore diverso da quello solito e a condizioni più convenienti.

Certo il passo è stato importante ed in linea con le indicazioni dell’Unione Europea che vede nelle fonti di energia rinnovabile il solo modo per ridurre le notevoli emissioni di anidride carbonica tutt’oggi presenti nell’ambiente

In effetti già con il trattato di Kyoto si è sottolineata la necessità di porre rimedio all’eccessivo inquinamento atmosferico, indicando nel 20% la soglia di riduzione di  CO2 per l’Italia, limite da raggiungere entro il 2020.

Il problema per il cittadino-consumatore è però quello di capire quale è l’offerta più conveniente, quale il fornitore più “sostenibile”.

Enel, ad esempio, con l’offerta Energia pura, blocca per due anni il prezzo dell’elettricità e ne garantisce la provenienza da fonti rinnovabili, quindi sino al 2010 il costo della bolletta non aumenta.

Alcuni pacchetti, sempre di Enel, legano, però, il prezzo dell’energia all’orario di fruizione della stessa, cioè se utilizzo energia dalle 19.00 alle 8.00 del mattino un kwh costa 8,7 centesimi, mentre per le ore del giorno costa 13,3 centesimi.

ECO Emmepie Sicura XL è, invece, uno dei nuovi produttori che si sono affacciati sul mercato; la sua offerta è quella di bloccare il prezzo per due anni e di far pagare un kwh 10,25 centesimi.

Edison propone uno sconto del 20% se si sottoscrive un contratto entro la fine dell’anno, ed inoltre si rivolge con delle vantaggiose offerte anche al mercato delle cosiddette partite IVA, cioè professionisti e piccole aziende sempre più sensibili verso le tematiche ambientali.

Bisogna anche dire che le famiglie che hanno scelto fin ora un pacchetto verde sono appena 1% dei consumatori, secondo quanto affermano alcune stime, quindi una netta minoranza.

Se il trend però aumentasse, come del resto è auspicabile, il mercato elettrico nazionale potrebbe non essere pronto a far fronte alle aumentate richieste, a causa anche dei costi più alti delle rinnovabili.

Bisogna ,quindi, rivoluzionare il modo di pensare e calcolare, oltre che i costi industriali, anche quelli ambientali.

In poche parole è vero che un kwh di energia prodotta col petrolio, con il carbone o col gas naturale costa nettamente di meno, ma è anche vero che quel kwh è molto più nocivo per l’ambiente e, quindi, per la nostra salute, con ricadute sulla collettività anche in termini di spese mediche.

dicembre 16, 2008 Posted by | ambiente ecologia, architettura sostenibile, Casa "Verde" | , | Lascia un commento

Meno carne per tutti…e il pianeta si salva!

Tutti preoccupati per il riscaldamento globale. In molti si chiedono cosa possono fare per combattere il cambiamento climatico in atto. Un’azione semplice, non troppo impegnativa per il singolo. Magari conciliabile con la propria vita quotidiana, non costosa, non faticosa, non intellettualmente stressante… pensate che non ci sia??? E invece è semplicissimo. Evitare una volta alla settimana la carne, anche se evitarla completamente sarebbe meglio!!
Eh si è così semplice contribuire a salvare il pianeta… e la risposta viene da un premio nobel il dott. Pachauri, presidente del Panel internazionale sul cambiamento climatico (Ipcc), la commissione Onu premiata lo scorso anno con il Premio Nobel per la Pace, insieme all’ex vice presidente americano Al Gore.
Ecco qui l’articolo di Repubblica

settembre 8, 2008 Posted by | Alimentazione veg(etari)ana, ambiente ecologia, Cambiamento climatico | , , , | 2 commenti

Detersivi? Si, ma alla spina

Se ne sente parlare già da tempo eppure non è sempre così facile capire come funzioni e dove poterli reperire, ma sembra che la cosa funzioni piuttosto bene e si prevede una crescita.
Di cosa stiamo parlando? Dei detersivi alla spina.
L’idea è semplice: anzichè acquistare ogni volta un detersivo con relativo imballaggio (bottiglia di plastica, eventuale ricopertura in cellophane, o busta) con lo stesso contenitore si va da un distributore automatico e si compra solo il “contenuto”: detersivo, ammorbidente o quello che ci serve per lavare i nostri panni sporchi!
Il tutto ovviamente favorisce la riduzione dei rifiuti a totale beneficio dell’ambiente.

Dove trovarli? Un esempio lo trovi qui, ma ce ne sono molti altri magari proprio nella tua zona… perchè non provare?

settembre 4, 2008 Posted by | ambiente ecologia, stili di vita | , , | Lascia un commento

Un orto per il quartiere

di Francesco Paolo Pellegrino

La recessione, si sa, in questi ultimi anni ha colpito anche gli Stati Uniti.
Con l’aumento del prezzo delle materie prime e delle fonti energetiche si è avuto un rincaro notevole dei beni alimentari  di prima necessità, quali latte, ortaggi, verdure.
Ecco, quindi, ritornare un idea già attuata nel passato, soprattutto in tempo di guerra: le community gardens, cioè degli orti di quartiere condivisi e coltivati da più persone, anche di diversa origine etnica, collocati nei lotti abbandonati delle città. Continua a leggere

agosto 8, 2008 Posted by | ambiente ecologia, stili di vita | , , , | Lascia un commento

I-phone tutto quello che non ci dicono…

L’I-phone appena uscito sul mercato italiano, a dire la verità, sembra proprio un bel telefonino. Super tecnologico con una serie di funzioni che vanno da internet alle mappe interattive fino alla cara “vecchia” (ormai) telefonata! Una grafica strabiliante ed una linea di design molto seducente.

Il costo del cellulare non è alla portata di tutti…ma d’altra parte è una novità e sappiamo bene che all’inizio tutto è più caro. Però siamo proprio sicuri che sia tutto così “bello”?

A leggere l’articolo che vi segnaliamo sembra proprio di no… Tutto ovviamente è contestabile però avere maggiore consapevolezza di quello che facciamo è secondo noi sempre un motivo di crescita.

Giudicate voi…  (dal settimanale Vita del 15 luglio, http://www.vita.it)

È Il “gioiello” della Apple viene assemblato in una fabbrica-fortezza cinese. Dovesi lavora 60 ore per 75 dollari alla settimana. E anche sul resto della catena produttiva c’è mistero. La casa di Cupertino, incassa e tace… di Christian Benna (dal settimanale Vita del 15 luglio, http://www.vita.it)
IL MODELLO CHE NON TIENE PIÙ

Altro che video chiamate,surfate sul web e scaricaremusica sul telefonino. Ad iPhone City non c’è neppure il tempo per fare uno squillo a casa. Sgobbando 15 ore al dì, risultapersino complicato consumare i pasti decentemente e schiacciare in pace un pisolino in dormitorio, in compagnia di centinaia di persone. Tanto più che con i 50 dollari raggranellati in busta paga a fine mese ci vorrebbe quasi un anno di salario per mettersi in tasca l’ultimo gioiello di casa Apple. Abbonamento escluso, iTunes sigillato. Perché campano grosso modo così i 270mila abitanti-lavoratori di Longhua, fabbrica-fortezza nel cuore produttivo della Cina (a Shenzen) di proprietà della Hon Hai Precision Industry, multinazionale di Taiwan che vanta più di 20 insediamenti in tutto l’Oriente. Lì si sfornano le punte di diamante dell’elettronica di ultima generazione, designed by Apple, ma anche i pc di Dell, le Play Station della Sony le stampanti di Hewlett Packard, i cellulari di Motorola e Nokia. Più di mille guardie di sicurezza tengono lontani da occhi indiscreti il tesoro – quotato alla Borsa di Taiwan – di Terry Gou, il grande capo e fondatore della società, del valore di circa 40 miliardi di dollari di fatturato (10 in più di Apple), tutti esportati all’estero per la gioia – non sempre low cost – dei consumatori occidentali. A Longhua, Apple ha messo su la sua seconda casa: iPod e iPhone vengono prodotti e assemblati qui. Ultimo anello di una lunga catena, fatta di mille componenti, ancora impossibile
da ricostruire nel dettaglio. Ma tanto è bastato per far inghiottire la “Mela” dalla tentazione del profitto a tutti i costi, dal baco della violazione dei diritti umani. Nel 2006 la multinazionale di Cupertino è stata pizzicata per la prima volta. Un reporter britannico del Daily Mail è riuscito a intrufolarsi nella città e a farsi consegnare testimonianze di prima mano e fotografie sulle condizioni di igiene nei A dormitori e sul luogo di lavoro. Uno scandalo in prima pagina che ha subito fatto il giro del mondo.
Come era accaduto per Nike, dopo la scoperta di minori che cucivano le sue scarpe griffata in miseri capannoni cinesi, l’episodio ha acceso lo spirito di Social Responsability dei piani alti della multinazionale. Beccata in flagrante, l’immagine soft di Apple è finita in palese contraddizione con il «Think different» degli spot pacifisti con John Lennon e Gandhi. Gli investigatori spediti in fretta e furia da Cupertino hanno riscontrato le violazioni dei più elementari diritti umani, almeno per un terzo dei lavoratori l’attività superava le 60 ore settimanali. La paga effettiva era di 75 dollari, 25 in più rispetto alla denuncia del giornale inglese. Il motto del Codice di condotta per i fornitori è stato riscritto a lettere cubitali («Apple non tollera questo genere di comportamenti»), minacciando severi provvedimenti. L’audit annuale però ha cambiato poco o nulla. Perché a differenza di Nike, che si è sforzata di raccontare, sito per sito, che cosa succede sotto il tetto dei fornitori, la riconversione Apple resta appesa alle buone intenzioni. Di tracciabilità della supply
chain c’è poco o nulla, nero su bianco ci sono solo i risultati dei controlli su non specificati siti produttivi. Sul resto della filiera vige ancora un enorme mistero. L’improvvisa notorietà ha costretto però Terry Gou a fare un passo indietro. Da qualche mese, dopo l’ennesima incursione dei reporter (questa volta cinesi, subito messi alla sbarra con una richiesta di danni milionari), mr. Gou ha lasciato uno spiraglio aperto all’associazionismo sindacale. Ha poi incontrato la stampa internazionale, il Wall Street Journal, e ha mostrato i progressi del suo compound da 7 km quadrati, dove ora sono allestite anche strutture di svago (fitness, ristoranti, un ospedale). Il bilancio sociale della Hon Hanoi per ora è solo un’insegna luminosa sul sito. Ma di questo passo rischia di sorpassare Steve Jobs anche sulla Csr.

agosto 7, 2008 Posted by | ambiente ecologia, stili di vita | , , , | Lascia un commento

Monteverde, Roma o Napoli?

 

 

di Francesco Paolo Pellegrino

Stamattina mi reco alla fermata del tram numero otto di piazza S. Giovanni di Dio, zona Monteverde, e cosa vedo?
I giardinetti attigui alla fermata sono pieni di bottiglie, scarti alimentari, lattine, carte ed altri residui dell’umana civiltà dei consumi!
Stento a crederci, cerco di mettere meglio a fuoco la mia vista, per un attimo mi ritornano in mente le immagini della città di Napoli trasmesse in TV, con le strade del centro sommerse da enormi cumuli di rifiuti di ogni tipo….ma qui siamo a Roma, nella capitale d’Italia…non mi sembra possibile!
La cosa, però, è tristemente vera, Roma da un po’ di mesi sta diventando sempre più sciatta e sporca.
Cassonetti stracolmi, differenziata ai valori minimi in Italia, scarti e rifiuti per le strade, addirittura arredi abbandonati vicino ai raccoglitori dell’ immondizia!
La  raccolta differenziata completamente meccanizzata e gestita dalla municipalizzata AMA, che parafrasando la sigla non sembra AMAre Roma, lascia i marciapiedi vicino i cassonetti sporchi e non completamente sgombrati dai rifiuti.
A questo punto mi chiedo: non era meglio quell’omino che era arrampicato dietro il camion dei rifiuti e, scendendo al momento opportuno, ripuliva la zona circostante i cassonetti da bottiglie lattine ecc?
E inoltre aggiungo: il decoro , la pulizia e quant’altro non erano tra gli obiettivi primari della nuova giunta di centro destra ormai da mesi al governo della città?
Sarà, ma io passeggiando per la città eterna vedo sempre più proliferare discariche a cielo aperto!

Foto di Patty Pieri

luglio 31, 2008 Posted by | ambiente ecologia, Rifiuti | , , , , | Lascia un commento