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Sostenibilità: cambiare si può

Un orto per il quartiere

di Francesco Paolo Pellegrino

La recessione, si sa, in questi ultimi anni ha colpito anche gli Stati Uniti.
Con l’aumento del prezzo delle materie prime e delle fonti energetiche si è avuto un rincaro notevole dei beni alimentari  di prima necessità, quali latte, ortaggi, verdure.
Ecco, quindi, ritornare un idea già attuata nel passato, soprattutto in tempo di guerra: le community gardens, cioè degli orti di quartiere condivisi e coltivati da più persone, anche di diversa origine etnica, collocati nei lotti abbandonati delle città.
In realtà già nel 1981 Debbie Schimberg, un’imprenditrice sociale di Providence in Rhode Island, ha avuto la lungimirante idea di acquistare spazi verdi abbandonati  della città, sottraendoli al degrado, per creare dei giardini.
Da allora la Southside Community Land Trast è diventata una realtà virtuosa e radicata nel tessuto sociale, il suo scopo è quello di assegnare, in cambio di una quota annua simbolica, un appezzamento di terreno alle famiglie più bisognose.
Il prossimo e ambizioso obiettivo dell’Organizzazione è quello di costruire dei complessi abitativi per la working class, comprensivi di orti a disposizione degli inquilini.
Anche nell’area di New York sono nate community gardens, come quelle amministrate da
Agnes Green, mentre Joe Robinson già nel lontano ’68 ha dato vita alla comunity garden di Classon Avenue, dove attualmente coltivano dieci famiglie.
Questi orti, in realtà, costituiscono anche degli aggregatori sociali di persone provenienti dalle più disparate zone degli States e del pianeta, che si ritrovano spesso insieme a sbucciare dei fagioli oppure a partecipare ad un barbecue.
L’obiettivo è anche quello però di raggiungere i giovani, di veicolare soprattutto nelle scuole la cultura del cibo fresco e di stagione.
In realtà le community gardens di New York hanno rischiato di scomparire durante l’amministrazione Giuliani.
Il sindaco era assolutamente contrario agli orti comuni poiché avrebbe preferito vendere i  terreni agli immobiliaristi e rimpinguare cosi le casse comunali.
Si è alzato un polverone e persino l’attrice Bette Midler si è schierata a fianco degli ortisti, alla fine il sindaco ha fatto marcia indietro.
Ormai gli orti di quartiere fanno parte del paesaggio urbano di certe zone di N.Y. e ne costituiscono una risorsa di verde ma anche di umanità.

Agosto 8, 2008 - Pubblicato da associazioneartura | ambiente ecologia, stili di vita | , , , | Ancora nessun commento.

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